Estratto n°1 – Terzo Libro-

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C’è una new-entry al Castello di Hergàstiul.

Una presenza abbastanza oscura che non permetterà a  Lizzie di vivere serenamente questo nuovo capitolo della sua vita.

Chi è la misteriosa ragazza?

Estratto n° 1 – Terzo Libro-

Lizzie ed Eloise sgomberarono l’ufficio di Arphìa nel giro di quattro giorni: il database del pc ultra innovativo fu rimesso a nuovo e le politiche agricole della città furono più chiare a tutti. Divennero cartastraccia tutte le lettere spedite da Solerzius e ogni segno di tutto ciò che rappresentava la collaborazione di sua madre con le punte nere. Il pavimento dell’ufficio sotto l’incanto Corolla cambiava ogni mattina e quel giorno sotto i loro piedi vi erano ortensie azzurre.

“Questo castello è troppo grande solo per noi due” osservò Lizzie, mentre Eloise armeggiava con un set di pugnali magici appesi sulla parete.

“Non è colpa mia se le Serfices hanno ucciso tutti i nostri gnomi”.

Lizzie digrignò i denti: “La questione delle Serfices è ciò di cui ci occuperemo quando avremo finito con tutto questo”.

In effetti c’erano da sgomberare anche le stanze degli ‘esperimenti’, ovvero vere e proprie sale mediche dove Arphìa si divertiva a prelevare sangue e altri tessuti corporei per i suoi sporchi scopi. Sotto il cassetto della grande scrivania in mogano avevano trovato il registro delle creature che erano entrate in quelle sale operatorie.

Come aveva fatto suo padre ad innamorarsi di una donna così?

“Come può diventare così una persona?”

Le pagine del registro degli orrori mostravano immagini crude di parti del corpo sezionate o foto segnaletiche dei candidati. Una di queste scivolò sotto la scrivania. Con difficoltà, Lizzie la recuperò: ritraeva una ragazza dai capelli rossi, particolarmente lentigginosa. La ripose in fretta e a casaccio fra le pagine del libro.

“Anche Mairin non era male prima che si facesse prendere un po’ la mano dal potere. Credo che a tua madre sia accaduta la stessa cosa” riflettè Eloise.

“E se accadesse a me?”

“Ti ucciderei io prima che tu te ne accorga” sorrise Eloise, agitando il suo braccio dove la sua pelle di Serfices si infiammò.

“Dico sul serio. Non voglio diventare come loro”.

“Non lo diventerai. Perché tu ami e non hai voluto né chiesto tutto questo”.

Non per niente erano amiche da anni.

“Vorrei imparare qualcosa in più su Hergàstiul. Mi rendo conto che non so quasi niente sull’origine delle dinastie e sul resto del regno. Se devo prendere il posto che mi spetta devo meritarmelo in qualche modo”.

“Così parla una vera regina!” urlò trionfante Eloise e Lizzie scoppiò a ridere. Il suono della risata riempì l’atrio dei troni, poiché la porta dell’ufficio di Arphìa era rimasta aperta.

“Perché state sghignazzando senza di me?” Bruk entrò improvvisamente nella stanza e all’istante i fiori sul pavimento mutarono in un colore giallo paglierino.

Lo spettro della risata di Lizzie si congelò, quando notò accanto a Bruk una ragazza che gli teneva la mano. Una strana sensazione si impadronì di lei: non seppe riconoscerla senonché come paura. La ragazza le sorrideva e sorrideva anche a Bruk, ma lui non sembrava accorgersene.

“Chi è?” chiese Lizzie, ma Eloise stava ancora prendendo in giro la sua affermazione e Bruk le guardava stranito.

“Non mi riconosci già più?” chiese il ragazzo, ma Lizzie si voltò a guardare Eloise, impietrita, come a cercare una conferma da lei.

“Liz cos’hai?” fece quest’ultima.

Lizzie si era nuovamente voltata a guardare Bruk.

La ragazza era sparita.

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